Leuco Encefalite Multifocale Progressiva (LEMP)

Caratteristiche generali
   La LEMP (LeucoEncefalite Multifocale Progressiva) prima dell'epidemia di AIDS era stata osservata solo raramente in pazienti affetti da patologie neoplastiche ematologiche, quali leucemie e linfomi. Nei pazienti affetti da AIDS l'insorgenza di una LEMP è stata invece riscontrata in circa il 5% dei casi (anche se questo dato è sottostimato, poichè in molti casi la malattia può non essere correttamente diagnosticata).
   Si tratta di una malattia demielinizzante progressiva, provocata da un Papova virus, denominato JC Virus (dalle iniziali della prima persona nella quale era stato isolato), abitualmente innocuo per le persone immunocompetenti. Il JCV nel cervello infetta gli oligodendrociti, cellule responsabili della produzione della mielina, una guaina protettiva che riveste il decorso dei nervi. Se questo rivestimento viene danneggiato compaiono delle disfunzioni a carico delle strutture nervose interessate.
   L'infezione da JCV è piuttosto comune nell'adulto: dopo una prima infezione, solitamente asintomatica, il virus rimane latente a livello dei reni e degli organi linfatici. Quando le difese si riducono, come nel caso della malattia da HIV in fase avanzata, il virus può essere trasportato dai linfociti B fino al cervello, dove provoca le caratteristiche lesioni. La patologia solitamente si manifesta quando il valore dei CD4 è molto basso (abitualmente < 50).

Quadro clinico e Diagnosi
   La malattia esordisce di solito con un quadro neurologico focale: i segni clinici più frequenti sono rappresentati da alterazioni motorie, quali paralisi di alcune parti del corpo o alterazioni della vista, oppure da alterazione delle capacità cognitive, quali letargia, difficoltà nel linguaggio (afasia), perdita di memoria, disorientamento, perdita dell'equilibrio. A volte vi possono essere delle manifestazioni psicotiche, come agitazione psicomotoria e aggressività.
   Il quadro clinico di solito progredisce rapidamente, e la mortalità è elevata entro un anno dalla prima diagnosi (la sopravvivenza media è tuttavia di soli 4-5 mesi). Fortunatamente però questa prognosi sfavorevole è stata decisamente migliorata dalla introduzione della HAART.

   Il sospetto diagnostico si basa sul quadro clinico e sull'aspetto radiologico: la TAC risulta spesso molto suggestiva per la diagnosi, anche se la RMN fornisce un quadro più preciso delle alterazioni cerebrali nei quadri dubbi. In alcuni casi infatti le lesioni, ed il quadro clinico, possono richiedere una diagnosi differenziale con la Neurotoxoplasmosi o con l'AIDS Dementia Complex.
   La TAC evidenzia solitamente delle lesioni multiple che interessano la sostanza bianca, caratterizzate dall'assenza di edema e di compressione sulle strutture vicine (Figura 37aFigura 37b). 
   La diagnosi di certezza può essere posta mediante la biopsia cerebrale; tuttavia solitamente si preferisce evitare il ricorso a questa manovra, sia perchè si tratta di un esame molto invasivo, sia perchè vi possono comunque essere dei reperti non diagnostici.
Attualmente è disponibile un altro esame che può dare indicazioni diagnostiche molto precise, e che è meno invasivo rispetto alla biopsia cerebrale: si tratta della ricerca del DNA virale sul liquor mediante PCR (la stessa metodica che viene utilizzata per misurare l'HIV-RNA nel sangue); questo esame viene però praticato solo da laboratori molto specializzati.

Terapia
   Come detto in precedenza, prima della disponibilità della HAART la prognosi della PML era infausta in breve tempo, poichè nessuno dei trattamenti ipotizzati si era dimostrato efficace.
Inizialmente veniva usato l'Aracytin (ARA-C), un farmaco usato per la terapia di alcuni tumori. I risultati erano però molto scarsi, anche per la tossicità di questo farmaco (prevalentemente nausea, vomito, febbre e tossicità midollare).
Recentemente è stato dimostrato un certo beneficio con l'impiego del Vistide (Cidofovir), un farmaco attualmente registrato per la terapia dell'infezione da Citomegalovirus. Anche l'impiego di questo farmaco è però limitato da una marcata tossicità, prevalentemente a livello renale.

   La vera svolta nella storia di questa patologia, che ha provocato un marcato aumento della sopravvivenza, è stata la disponibilità dei nuovi farmaci antiretrovirali. Si è infatti visto che l'inizio della HAART, con il conseguente miglioramento immunologico, ha decisamente migliorato il quadro clinico dei pazienti, con una regressione delle lesioni a volte quasi completa.


Le Pagine di questo Sito sono state realizzate dal Dott. Giuseppe Paraninfo - Ultimo aggiornamento: ottobre 2005