L'epatite da Virus A (HAV)

   Eziopatogenesi
Il virus dell'epatite A (Figura 10), scoperto per la prima volta nel 1973, è un virus con genoma ad RNA, appartenente alla famiglia dei Picornavirus. Il danno che esso svolge nei confronti delle cellule del fegato sembra dovuto ad una azione citopatica diretta.

   Epidemiologia
La trasmissione del virus è di tipo oro-fecale, per cui un soggetto si infetta mangiando cibi contaminati ed elimina il virus con le feci, nelle quali il virus si ritrova a concentrazioni elevate. L'inquinamento delle acque fognarie può portare alla contaminazione delle acque potabili e delle coltivazioni; per questo i cibi considerati più a rischio per la trasmissione dell'infezione sono principalmente i frutti di mare crudi (42% dei casi di epatite acuta da virus A in Italia nel 1996), ma anche l'acqua, la frutta e le verdure crude. E' stata infatti dimostrata una elevata resistenza al calore del virus: l'HAV presente in un omogenato di cozze resiste a 100°C per un minuto.
Un fattore di rischio è rappresentato da viaggi in zone con alta endemia, quali i Paesi tropicali (24% dei casi nel '96) (Figura 11). L'HAV può inoltre essere trasmesso anche per via sessuale, sempre secondariamente alla sua eliminazione fecale; sono state osservate infatti delle piccole epidemie di epatite A in popolazioni di omosessuali.
La contagiosità di un soggetto infetto va da una settimana prima ad una settimana dopo l'inizio dei sintomi clinici. In Italia l'infezione ha una prevalenza di circa l'85% nella popolazione adulta; si possono tuttavia osservare delle forme epidemiche, soprattutto nelle comunità a basso tenore igienico. Nella Figura 12 è riportata l'incidenza dei casi di epatite acuta da virus A in Italia negli ultimi anni.

   Caratteristiche cliniche
La maggior parte delle infezioni da HAV decorre in modo asintomatico (circa il 90%), mentre le forme acute mostrano le caratteristiche generali descritte in precedenza. L'incubazione è di circa 15-60 giorni, e la durata dei sintomi è solitamente più breve rispetto alle forme da virus B e C. L'andamento clinico è benigno, dato che non si ha mai la cronicizzazione, e la guarigione si ottiene mediamente dopo circa 3 mesi; si può però osservare, in circa l'1% dei casi, una forma fulminante.

   Diagnosi
Viene effettuata mediante la ricerca nel siero del paziente degli anticorpi specifici contro il virus, che si formano dopo che questo ha infettato l'organismo. Questi anticorpi possono essere di due tipi:
HAV-Ab IgM:  indicano infezione acuta; scompaiono dopo la guarigione.
HAV-Ab IgG:  indicano infezione pregressa; restano positivi tutta la vita e proteggono da future reinfezioni.

   Prevenzione
In linea generale l'infezione si può prevenire mediante un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e, soprattutto nelle aree a rischio, evitando di consumare frutti di mare crudi; tali alimenti vanno infatti consumati cotti, tenendo però presente che una sola breve esposizione al calore è sufficiente a far aprire i molluschi, ma non ad eliminare il virus.
E' disponibile un vaccino contro l'epatite A (Havrix e Twinrix, Smith Kline Beecham; il secondo è un vaccino combinato anti-HAV e anti-HBV), che viene attualmente consigliato alle persone considerate a rischio: addetti al settore alimentare, viaggiatori internazionali, familiari di persone con l'infezione, personale di asili ed istituti per anziani ed handicappati, tossicodipendenti ed omosessuali. La vaccinazione viene inoltre consigliata alle persone affette da altre forme di epatiti croniche, nelle quali una ulteriore epatite potrebbe provocare particolare danno.
Modalità di vaccinazione: vedi Tabella 5.


Le Pagine di questo Sito sono state realizzate dal Dott. Giuseppe Paraninfo - Ultimo aggiornamento: ottobre 2005