Terapia

  Epatite Acuta 
Per l'epatite acuta non vi sono delle terapie specifiche. Risultano però di particolare importanza il riposo a letto (che soprattutto nelle prime fasi richiede l'ospedalizzazione) ed una dieta adeguata, che consiste in una alimentazione ipercalorica, particolarmente ricca di glucidi (zuccheri) e di proteine, e povera in lipidi (grassi).
E' importante che nel corso di una epatite acuta venga sospeso l'uso di farmaci o di altre sostanze potenzialmente dannose per il fegato (es.: alcolici, pillola anticoncezionale).

   Epatite Fulminante
Una epatite fulminante richiede un trattamento di tipo intensivo. Le terapie in questo caso non sono volte alla "cura" dell'epatite, ma sono solo sintomatiche: hanno cioè lo scopo di compensare le funzioni metaboliche che il fegato non riesce ad esercitare, mantenendo in vita il paziente fino a quando il fegato stesso non riesca a riprendere le proprie capacità funzionali. L'epatite fulminate ha una mortalità molto elevata (circa l'80%); una possibilità di intervento è rappresentata dal trapianto di fegato, che consente una sopravvivenza in circa il 60% dei casi.

   Epatite Cronica

L'Interferone
Gli interferoni appartengono alla famiglia delle citochine, prodotti di natura polipeptidica elaborati da cellule dell’organismo in seguito a stimoli appropriati che esercitano un flusso modulare di natura funzionale su altre cellule (cellule bersaglio), evocando varie e complesse risposte metaboliche e biologiche. Gli interferoni costituiscono un gruppo di glicoproteine di peso molecolare compreso tra 15.000 e 20.000 D; sono elaborati da cellule infettate da virus ed inducono nelle altre cellule dell’organismo uno stato di resistenza antivirale.
Sono note tre diverse classi d'interferoni, derivati da distinte popolazioni cellulari: interferone alfa (o leucocitario), interferone beta (o fibroblastico) ed interferone gamma (o immune).
Il meccanismo dell’effetto antivirale degli interferoni, tuttora incompletamente definito, risiede nell’induzione di uno stato antivirale nelle cellule bersaglio. Ciò dipende dalla sintesi di almeno due enzimi cellulari: la 2’-5’-oligoadenilatosintetasi (2’-5’-A-polimerasi) e la proteinachinasi. Il primo promuove l’attivazione di una ribonucleasi che demolisce RNA messaggero virale ed il secondo provvede a fosforilare, con conseguente inattivazione, il peptide che dà inizio alla sintesi proteica virale. L’ingegneria genetica, con la tecnologia del DNA ricombinante, ha consentito di produrre grandi quantità d’interferone alfa altamente purificato. Sono attualmente disponibili interferoni alfa-2a ed interferone alfa-2b e l’interferone beta.
Interferone alfa-2a e alfa-2b sono proteine altamente purificate con peso molecolare di circa 19.000; contengono ciascuno 165 aminoacidi; sono entrambi prodotti da un battere (E. coli) e sono sostanzialmente identici tra loro. Sia l’interferone alfa che quello beta sono utilizzati per via parenterale e per via topica. Ma mentre l’interferone alfa è ben assorbito per via intramuscolare e può essere utilizzato per via parenterale per entrambe le vie di somministrazione (intramuscolare o endovenoso), l’interferone beta è scarsamente biodisponibile dopo somministrazione intramuscolare e quindi per via parenterale è utilizzato solo per via endovenosa.
La distribuzione e la metabolizzazione di queste sostanze nell’organismo non sono delle tutte note. Sono eliminate prevalentemente per via renale, per filtrazione glomerulare e subiscono una notevole degradazione proteolitica nel processo di riassorbimento tubulare. Una quota modesta di farmaco è eliminata per via biliare. L’emivita plasmatica degli interferoni alfa-ricombinanti è di circa cinque ore.

La terapia di scelta nelle epatiti croniche da virus B e C è attualmente basata sull'impiego dell'alfa-Interferone (aIFN), al quale vengono associati altri farmaci antivirali, diversi a secondo del tipo di epatite (vedi più avanti).
La terapia ha lo scopo principale di bloccare la replicazione del virus (e possibilmente di eliminarlo del tutto), arrestando in questo modo la progressione della malattia epatica e riducendo quindi il rischio di evoluzione verso la cirrosi. L'impiego dell'aIFN ha però delle limitazioni, in quanto spesso è gravato da effetti collaterali e da scarsa tollerabilità, ed in quanto le percentuali di risposta sono complessivamente piuttosto basse.
Nella Tabella 3 sono riportati i principali tipi di aIFN presenti in commercio.

Interferone - pegylato
L'interferone pegylato (PEG-Interferon, prodotto da un legame covalente con una molecola ramificata di metossi- polietilenglicolo) è una nuova formulazione dell'Interferone alfa ricombinante, caratterizzata da una farmacocinetica diversa in quanto si tratta di una formulazione deposito a lento rilascio,  che consente una sola somministrazione settimanale. 
Presso la nostra Divisione è attualmente in corso uno studio multicentrico randomizzato di fase III (iniziato nell'ottobre 2000), coordinato dalla ditta Roche, che valuta l'efficacia del PEG-Interferon, con o senza Ribavirina, rispetto alla terapia standard con alfa-interferone + Ribavirina in pazienti HIV positivi con epatite cronica da HCV mai trattati in precedenza.
E' stato recentemente registrato in Italia il PegIntron della ditta Schering-Plough, mentre fra qualche mese sarà registrato il Pegasys della ditta Roche. 

Gestione dei principali effetti collaterali dell'Interferone
   Un elenco dei principali effetti collaterali provocati dall'interferone è riportato nella Tabella 4. Benchè numerosi, questi effetti collaterali raramente possono essere pericolosi per il paziente, soprattutto se viene instaurato un adeguato monitoraggio.
Sindrome influenzale: la sindrome influenzale, caratterizzata dalla presenza di febbre (anche elevata), dolori artro-muscolari, cefalea, brividi, nausea e astenia, è molto frequente in corso di terapia con IFN, soprattutto durante le prime settimane di terapia. Può essere ridotta dalla somministrazione di Paracetamolo (o con altro antiflogistico non steroideo), da assumere circa un'ora dopo l'iniezione. Questi effetti risultano inoltre ridotti quando l'iniezione viene eseguita alla sera.
Depressione: si tratta di un effetto collaterale che spesso può rendere necessaria la sospensione del trattamento con l'interferone. Questa patologia infatti rappresenta una controindicazione all'inizio della terapia, per cui la sua eventuale presenza andrebbe sempre indagata prima di prescrivere il farmaco. In questi casi un adeguato trattamento da parte di uno specialista può consentire il proseguimento della terapia interferonica.
Disfunzioni tiroidee:  Una alterazione degli ormoni tiroidei è descritta in circa il 5% dei pazienti sottoposti a terapia con interferone, ed a volte può essere irreversibile. Solitamente compare da 3 a 6 mesi dopo l'inizio della terapia. Per tale motivo la funzionalità tiroidea va monitorata per tutta la durata della terapia. Il quadro più comune è quello di un ipotiroidismo asintomatico, con riduzione dell'FT4 ed aumento del TSH; viene trattato con terapia ormonale sostitutiva, che a volte deve essere proseguita a tempo indeterminato. Più spesso i valori tendono a normalizzarsi, consentendo l'interruzione della terapia ormonale dopo qualche mese. Più raramente si può osservare un franco ipertiroidismo.
Tossicità ematologica: Gli effetti più comuni osservati in corso di terapia con IFN sono la neutropenia e la piastrinopenia; entrambi questi effetti sono dose-dipendenti, per cui una riduzione del dosaggio dell'interferone spesso consente di ristabilire dei valori normali. Riduzioni più marcate possono invece richiedere la sospensione della terapia:

  Riduzione dose IFN Sospensione IFN
Globuli bianchi < 2.000 < 1.500
Neutrofili < 750 < 500
Piastrine < 75.000 < 50.000


Le Pagine di questo Sito sono state realizzate dal Dott. Giuseppe Paraninfo - Ultimo aggiornamento: ottobre 2005